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domenica 22 maggio 2016

A.A.A. offresi spazio ad autori e autrici su Blogger...perché una mano lava l'altra!

Cerchi un sito in cui mettere in mostra il tuo libro e la tua biografia?
Desideri contribuire alla diffusione di testi di qualità (fra cui anche il tuo)?

Ebbene, sei nel posto giusto!

Se vuoi saperne di più, invia una mail all'indirizzo robertafi.visone@gmail.com!

Per poter vedere la tua intervista pubblicata, vorrei che esprimessi il tuo parere sul mio libro Poesie di periferia su uno di questi due siti:


In cambio ti concederò:
  1. una mia intervista sul tuo sito (attendo tue domande ovviamente);
  2. (perché no?) un caffè se sei di o se visiti Napoli

Grazie per la collaborazione: dopotutto, UNA MANO LAVA L'ALTRA!

giovedì 19 maggio 2016

E prova scritta fu!

Buonasera!
Sono una delle tante persone reduci dalla prova scritta del famigerato concorso e sono qui per raccontarti quell'insieme di calma, tensione momentanea, istinti primordiali, ironia e tanto sonno che hanno caratterizzato questa giornata.
Premetto che ieri pomeriggio ho dormito per un'ora e mezza, la sera sono stata sul divano col mio amore a guardarci Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, poi siamo andati a dormire (stamane mi ha accompagnato lui a Pozzuoli presso la scuola dove dovevo svolgere la prova, doveva per forza venire a dormire a casa mia), svegliandomi stamattina abbastanza riposata. 
Fatti tutti i servizi mattutini, la musica rock ci accompagna in macchina, e giunti a Pozzuoli senza problemi, non troviamo subito la scuola, poiché vi sono tanti plessi nonché la chiesa di San Michele Arcangelo; una volta scesa dalla macchina per chiedere informazioni, un signore mi indica un cancello blu, allora dico a Mike: <<È lì, dove c'è il cancello blu TARDIS!>>. Giunti lì, ci salutiamo, ho un urgente bisogno di andare in bagno (causa tensione), ma infine mi basta sedermi per mettere a tacere il mio apparato escretore. 
In attesa di essere chiamate per il riconoscimento, faccio un po' di chit-chat con alcune candidate, fra cui una ragazza che già conoscevo e un'altra col mio stesso cognome. Fatto il riconoscimento, ripeto qualcosina giusto per far vedere e infine giunge il momento di entrare nell'aula informatica. Sulla soglia mi viene in mente la puntata di Sailor Moon quando conosce Sailor Mercury, la quale scopre l'inganno del floppy disk da brainwashing nell'aula informatica in cui si sarebbero dovuti preparare i migliori studenti della scuola (fra cui la guerriera Amy).
Entrata nella sala, seguite le procedure burocratiche, mi siedo e mi viene in mente la canzone dei Negramaro 3 minuti: abbiamo dovuto attendere tre minuti prima di leggere e rispondere alle 8 domande. Questi minuti sembrano non passare mai, quindi ne approfitto per fare un'ultima preghierina di fronte all'incognita. Aperta la schermata con le domande, le leggo prima tutte con la giusta tensione: in media le domande sono di 7-8 righi e c'è da considerare che abbiamo dovuto prima capire il significato della stessa, formulando in mente una traduzione a impronta in italiano, per poi organizzare i concetti in italiano e infine elaborare la risposta in inglese.
Dopo questa prima fase di tensione momentanea, incomincio a rispondere in ordine non cronologico e nemmeno continuo; mentre scrivo la risposta a una domanda, penso a come rispondere alle altre (non chiedermi come abbia fatto: non è affatto semplice pensare in questo modo, in lingua straniera e con tempi così ristretti).
La prima domanda riguarda Shakespeare, quindi vi piazzo una lezione già fatta sia al Calamandrei sia al Galiani, in cui ho mostrato l'episodio 3x02 The Shakespeare Code di Doctor Who, con aggiunte del tipo "nella fase di produzione, divido gli studenti in gruppi e ognuno di loro scrive una poesia da leggere poi ad alta voce di fronte alla classe, e a turni i gruppi si votano". La seconda domanda è la penultima cui risponderò, su Woolf e l'importanza di guardare i libri non come compartimenti stagno in fatto di genere testuale, bensì come un raggruppamento di vari generi. Ovviamente vi infilzo HP, Il Signore degli Anelli e Game of Thrones poiché queste saghe non contengono solo elementi fantastici, bensì anche elementi di altri generi testuali, contesti storici e culturali realmente accaduti e le conoscenze enciclopediche degli autori. Faccio particolare riferimento alla Battaglia delle Acque Nere (che rimanda alla Battle of the Spanish Armada durante l'era elisabettiana), al Dissennatore come metafora, allegoria della tristezza e della paura come fattori inibenti, e all'Anello del Potere come qualcosa che in questo momento mi sfugge (avrei potuto dire "il viaggio verso Mordor come rappresentativo del romanzo picaresco", ma mi è venuto dopo in bagno questo collegamento!). Le altre domande le ricordo in modo sfuso, ma vi inserisco tutto ciò che so sull'approccio CLIL (sul quale da due anni sto scrivendo un articolo accademico col mio caro relatore Prof. Manco), poi in alcune domande vi inserisco lezioni realmente svolte (con qualche aggiunta fantasiosa), in particolar modo in IV E durante il progetto DaDa; nel resto delle domande faccio di testa mia, contando sulla mia velocità di digitazione e di memorizzazione della posizione delle lettere e cercando di rispondere in modo pertinente.
Finita la prova, mi viene una gran voglia di cannellone pesto e besciamella (no, non sono incinta!) e chiacchiero di nuovo, sempre con la mia ironia che per fortuna non mi manca, soprattutto quando si tratta di esami: divento una giullare!
In media ho usato 20.000 caratteri su 80.000 per domanda, dilungandomi un po' nella domanda cui ho risposto con la suddetta serie di lezioni in IV E e, strano ma vero, nell'ultima domanda cui ho risposto, cioè quella sull'inglese come lingua franca (anche qui ho inserito elementi autobiografici quale l'esperienza DAAD).
Devo essere sincera, le domande erano tutte molto interessanti. Se avessimo avuto anche solo un'ora in più, forse sarebbe stato meglio, ma va bene così. Temo solo di poter venire penalizzata per il mio essere stata sintetica e di essere leggermente uscita fuori traccia in qualche domanda, per il resto mi sento davvero soddisfatta di me stessa e del mio essere creativa: ho affrontato quest'altro mattoncino della mia carriera in modo atarassico, oserei dire, con una calma maggiore rispetto alla prova scritta del pre-TFA, quando alla seconda domanda e dopo quasi un'ora di vuoto, inserii un parallelismo geniale fra Britishness vs. Otherness e Muggles vs. Wizards nel mondo della mitica JK Rowling (tanto da prendere 30).
Grazie a tutte le persone (famiglia, amic*, collegh*, alunn*, etc.) che mi hanno sostenuta in questo giorno molto particolare, grazie al ciclo mestruale, puntuale come sempre e lucky charm dei miei esami da quando mi sono preparata per l'accesso al TFA, ma il grazie più grande va al mio ragazzo, un santo! Ti amoooooooooooooooo!!!!!!!!!! <3

lunedì 16 maggio 2016

Intervista a Serena Lavezzi, autrice de "Il cestaio"


Biografia Serena Lavezzi:

Serena Lavezzi è nata in Piemonte nel 1986. Ha conseguito due lauree in Storia all'Università degli Studi di Torino, una grande passione che non ha mai abbandonato.
Scrive a tempo pieno, diversi suoi racconti hanno vinto concorsi nazionali, ha pubblicato poesie e articoli e ha all'attivo alcune pubblicazioni di carattere storico-artistico.
I suoi interessi principali sono la letteratura, il cinema, i viaggi, le arti creative e le studio di culture e tradizioni orientali.







SINOSSI Il cestaio:

Un vecchio cestaio abita vicino al Villaggio delle Volpi, in un paesino montano della Prefettura Miyagi, in Giappone. Il suo nome è Kimura Fumio. Le sue giornate trascorrono lente, solitarie e monotone, mai scalfite da eventi esterni o imprevedibili.
Una mattina una giovane ragazza coreana lo ferma per strada, mentre è intento a fare la spesa al  piccolo mercato. Lei ha intrapreso un lungo viaggio per raggiungerlo, ma lui non sa chi sia, non la riconosce. Gli chiede delle risposte e l'istinto spinge Fumio a invitarla nella sua piccola casa, anche per evitare sguardi indiscreti.
Una volta chiusi lì iniziano a conoscersi. Lei gli fa vedere una foto della città cinese di Harbin, in Manciuria, che lui riconosce subito. E' a pochi passi da lì che ha trascorso la maggior parte della guerra.
Quell'incontro scaverà nel passato di Fumio, così in profondità da spaventarlo. Dovrà tornare indietro prima di trentacinque anni e poi di cinquanta, rivivendo tutta la sua storia per capire il legame che lo unisce a So-yon, la ragazza. E a suo padre che in quel momento l'attende a casa, in Corea del Sud, senza sapere nulla del viaggio che lei ha intrapreso per scoprire la verità.
Da quel giorno le loro esistenze muteranno completamente.
Anche lei dovrà affrontare molte prove, trovando dentro di sé il coraggio e la tenacia necessarie per ascoltare la storia di Fumio. Sentimenti, ricordi, incontri, lettere, fotografie e una stanza segreta. Ogni passo li porterà sempre più vicino alla verità.
Le loro storie rimarranno intrecciate nella trama di una cesta di bambù fatta a mano.


Link per il supporto dell'opera (progetto crowdfunding):


Intervista

1. Domanda di riscaldamento uguale per tutti: usa 3 aggettivi per descrivere la tua opera.

Storica, umana e mutevole

2. Da dove nasce la passione per il Giappone?

Dai libri degli scrittori nipponici che ho letto fin da quand'ero ragazza, mi hanno fatto amare il loro paese con le parole. Me ne sono affezionata, anche se per ora non ci sono mai stata. 

3. A chi consiglieresti la lettura del tuo libro?

A chi ama le storie di persone semplici, persone simili a me. A chi ama la storia e gli eventi di cui poco si parla, ma che hanno influenzato molte vite. Naturalmente anche a chi ama il Giappone.

4. Vi sono riferimenti autobiografici nel testo, o è tutto frutto di fantasia e di ricerche storiche (dovute anche alla tua passione per la storia)?

Difficile che io inserisca elementi autobiografici nelle mie storie, no è tutto un connubio tra realtà e invenzione.

5. Cosa pensi delle critiche e quali apprezzi?

Le critiche, se rivolte con garbo e a proposito, sono sempre gradite. Anzi indispensabili per crescere e migliorarsi, specialmente quelle sullo svolgimento della trama o magari su qualche errore di cui non mi sono accorta. 

6. Cosa pensi di Amazon e delle recensioni?

Non ho mai pubblicato nulla su Amazon, lo uso semplicemente per fare acquisti, non potrei dare un giudizio obiettivo. 


7. Secondo te, quali sono i vantaggi e svantaggi dei concorsi a pagamento e di quelli gratis?

Io, per principio ma anche per tenere un occhio al portafoglio in questo lungo periodo di crisi, partecipo soltanto a quelli gratis. Ho sempre trovato concorsi onesti, ben organizzati e seri tra quelli gratuiti. 
Riguardo ai concorsi a pagamento forse alcuni hanno una rilevanza maggiore a livello nazionale o premi più succulenti. Credo sia semplicemente una scelta personale, sono valide entrambe le categorie. 

Ringraziamo Serena per aver partecipato all'intervista e i lettori e le lettrici per averci lette!
Attendo il prossimo autore/la prossima autrice e ricordo i passaggi da seguire per essere intervistat*: http://robertafivisone.wix.com/poesiediperiferia#!vetrinaautori-autrici/c1pz

mercoledì 11 maggio 2016

Intervista a Jessica ScarlettRose, autrice di "Necrotica"

Salve!
Di seguito puoi trovare l'ultima intervista di un'autrice che si chiama Jessica ScarlettRose, con tanto di bio e sinossi della sua opera Necrotica.
Io e Jessica facciamo parte del gruppo FB USE - Unione Scrittori Emergenti, che ci mette in contatto non solo con autori e autrici più o meno esordienti dall'Italia, ma persino con l'Australia! 
Il caro Paolo Aurelio Monteleone ci concede settimanalmente uno spazio radiofonico per fare una chiacchiera amichevole e perché no? per pubblicizzare le nostre opere!
Prima di lasciarti all'intervista, ti segnalo i link principali del suddetto gruppo FB e della pagina FB Australia chiama Italia:


Jessica ScarlettRose

A Jessica ScarlettRose, classe 1995, appartiene da tempo la voglia di scrivere, ovvero da quando frequentava le elementari; poi, allesuperiori, divenne più consapevole. Ha pubblicato la sua prima opera (in formato cartaceo) nel 2014, un mese dopo il compimento dei diciannove anni, grazie alla casa editriceKimerik. Partecipa ai concorsi più disparati, sia di genere narrativo sia di poesia, per i quali ha già ricevuto alcuni riconoscimenti pubblici.Riguardo al suo percorso formativo, si è diplomata presso il Liceo Psico Pedagogico Sociale; prosegue in via privata gli studi a impronta socio-umanistica, in quanto ora si diletta nello studio del linguaggio non verbale, della psiche umana e della Criminologia.Collabora anche con riviste online a favore, per esempio, della tutela dell’ambiente e degli animali. Ama il genere gotico in tutte sue forme e declinazioni. Per un po’, infatti, ha posato come fotomodella alternativa, un modo attraverso cui ha potuto, a maggior ragione,esprimere se stessa.


 Sinossi Necrotica


"L’Immortalità ha da sempre affascinato l’uomo. Sacerdoti, alchimisti, ricercatori basano i loro studi per prolungare la vita umana quanto più possibile, per combattere la paura della morte. 

Poi ci sono i Vampiri.
Il lapislazzuli non protegge dalla luce del sole, che è rigorosamente vietata.
I sentimenti scemano pian piano, lasciando solamente una gran collera dentro di te, una furia incapace di essere colmata anche col sangue. Doversi attenere a Patti Antichi andando contro il tuo essere, dover rifuggire le persone che si amano, con cui si è stretto un profondo legame. Dover mentire sulla propria identità, sulla propria età, mostrarsi più stolti ed ignoranti di quanto non si è davvero. Dover custodire il segreto dei Secoli passati. Dover combattere contro superstizioni umane.
È la dannazione, non il raggiungimento della Perfezione. 
I Figli vanno scelti con cura. Coloro che hanno un animo predisposto all’adattamento e alla sapienza. Coloro che sono pronti a rinunciare a tutto, senza paura, seppur con riverenza.Coloro che non pongono mai interrogativi, ma sottomettono il loro volere ai più Anziani.Coloro che sono fedeli e che mai mostrano pentimento.
Quindi pensateci. Pensateci prima di compiere un passo su un terreno instabile e pregno di dolore, di rabbia, d’insoddisfazione, di vendetta. 
Questa è la Condanna più grande che Dio potesse dare."

Silloge poetica costituita da cinquantacinque componimenti, in ordine non cronologico, inerenti alla figura del Vampiro.
Essa è volutamente atipica, in quanto strutturata in maniera più simile a una raccolta di racconti o a un romanzo breve. (Prefazione, preambolo, prologo...).
Contiene, dopo le svariate poesie, alcune "chicche" e un racconto bonus a fine libro.

Intervista
Ciao Jessica, ecco l'intervista richiesta con così tanto garbo!
  1. Domanda di riscaldamento: se potessi usare 3 aggettivi per descrivere la tua opera, quali sceglieresti? Per descrivere la mia opera, sceglierei i seguenti aggettivi: macabra, surreale e introspettiva.
  2. Come mai hai scelto questo nome d'arte? Raccontacene un po' la storia! Il nome “ScarlettRose” risale al passato, per la precisione ad alcuni anni fa. Quella che allora credevo fosse una mia amica, con la quale i contatti sono pressoché nulli a oggi, me lo affibbiò. Sapeva che le rose rosse rientravano e rientrano tuttora tra i miei fiori preferiti. “Sei una rosa magnifica, una rosa scarlatta con le spine. Un rosso talmente intenso da sembrare sangue che sgorga dal cuore.” disse.
  3. Cosa consiglieresti a un(')esordiente, se venisse da te e ti dicesse: «Vorrei scrivere un romanzo gotico»?   A un(‘) esordiente, qualora venisse da me e mi dicesse di voler scrivere un romanzo gotico, consiglierei di tentare. Non capisco né capirò mai quelle persone che, al contrario, non fanno una cosa a prescindere, perché temono di non esserne all’altezza, arrendendosi subito. Se si ha passione e si porta avanti una certa dedizione, tutto può essere possibile. Ricorderei, però, che il gotico è un genere letterario, sì, ed esiste. (Sottolineo quanto detto poiché ho incrociato – purtroppo - diverse persone davanti a me totalmente ignoranti a riguardo, neppure sospinte dalla curiosità di informarsi meglio.)
  4. Perché hai scelto come genere letterario la poesia? Cos'ha secondo te in più rispetto alla prosa? Ho scelto come genere letterario la poesia perché è sbocciata da dentro di me prima della prosa. In quinta elementare avevo già stretto il mio primo libricino rudimentale tra le braccia. Non penso esista una così radicale differenza tra prosa e poesia. Solo, li considero due generi distinti ma, se fatti collimare con coscienziosa intenzione, possono dar luogo a creazioni letterarie spettacolari e mai viste. Un esempio? Il primo romanzo gotico della collega Penelope delle Colonne (“Vodka&Inferno”, edito da Milena Edizioni). L’ho adorato e mi ha incentivata ulteriormente ha serbare il mio stile e a continuare a scrivere.
  5. Che valore ha la poesia secondo te oggigiorno? È ancora vivo come genere letterario o è sempre di nicchia?  Probabilmente la mia risposta lascerà una traccia di stupore. Secondo me la poesia non è mai stata di nicchia, men che meno oggigiorno. Mi spiego meglio. Anni fa, quando iniziai a concorrere e a vincere diversi concorsi letterari, in generale la gente ti fissava come per dire: “Alla tua età scrivi poesie? Cosa vuoi che sia? Resti comunque sia ben lontana dai romanzi e dalle raccolte di racconti.” Scrivo poesie, ma anche racconti brevi. Sono impegnata nel proseguimento di un piccolo romanzo di narrativa contemporanea. Mettendomi dall’altra parte, dal punto di vista delle persone precedentemente descritte, ho compreso che la poesia è la sorella minore e bruttina della prosa. Per loro.
  6. Per quanto riguarda la poesia, può capitare molto spesso di scontrarsi con persone che frequentano i "salotti perbene", pertanto a queste persone "non piacciono" poesie più concrete, più "basse" a livello di parole. Cosa pensi di questi atteggiamenti? E qual è il tuo stile usato in Necrotica? Ognuno al suo stile, così nella poesia come nella prosa. Un conto è esprimere un parere prettamente personale, che potrà ricevere assensi o no, un altro è ergersi a giudice, risultando abbastanza spocchioso e saccente. Questo è uno di quegli atteggiamenti che, ahimè, non digerisco e che mi fanno allontanare a gambe levate!
    Usando le parole dei lettori, invece, lo stile usato in “Necrotica” è seduttivo, sconcertante, foriero di rimandi in cui perdersi, talvolta forse fin troppo articolato.
  7. Infine, che tipi di copertine preferisci e perché? Prediligo e amo le copertine… gotiche (ride). Aspettatemi, consentitemi di riformulare la risposta: mi lasciano senza fiato le copertine fantasy, decadenti, metaforiche. Quelle con tanti colori, non per forza accesi e, giustapponendosi, le altrettante con pochi colori, perlopiù sullo stesso tono e abbastanza scuri. Sì, lo so, non avete capito niente e sentite spaesati! Portandovi un esempio concreto, mi piacciono molto i lavori grafici di Consuelo Parra, Victoria Francés, Paolo Barbieri e Nan Fe.
Ringraziamo i lettori e le lettrici per l'attenzione e salutiamo la nostra autrice Jessica!

Sono io che ringrazio pubblicamente la gentile e disponibilissima Roberta Visone per avermi ospitata e intervistata!



martedì 10 maggio 2016

Dal "Notre-sfighe de MIUR", "Dio, ma quanto è ingiusto il MIUR"


Sono passate quasi tre settimane dal magnifico spettacolo Notre-Dame de Paris a opera di Riccardo Cocciante e Pasquale Panella (per la versione italiana), eppure da quando le mie orecchie hanno incontrato le note delle loro canzoni, non riesco proprio a smettere di ascoltarle. In particolar modo ne metto una in "cicla uno": Dio, ma quanto è ingiusto il mondo, cantata da Giò Di Tonno nei panni di Quasimodo.
Per chi non conoscesse la storia, ne consiglio innanzitutto la lettura del romanzo (molto scorrevole, a parte alcuni punti) perché Disney, almeno per me, non ha reso giustizia a personaggi poliedrici e complessi come Claude Frollo, il villain dell'opera. Dopo la lettura, consiglio vivamente la visione dello spettacolo in prima persona: un conto è essere davanti a una TV/un PC a vederne i DVD/video Youtube/sim., tutt'altro è essere presente a teatro, contemplando le scenografie, le voci, le espressioni facciali visibili a distanza ravvicinata ovviamente. Io che sono miope e che non avevo i posti in prima fila, ho riscontrato delle difficoltà a decifrare ogni movimento muscolare del viso, però i timbri del cast per me sono molto azzeccati ai personaggi.


**ATTENZIONE SPOILER**

L'unica nota "negativa" dello spettacolo è l'assenza di chi per me è un personaggio tutt'altro che di contorno: la mamma di Esmeralda (oltre alla capretta Djalì e Giovanni Frollo, fratello ribelle dell'arcidiacono).

**FINE SPOILER**


Ritornando alla canzone che ascolto più spesso di tutte, ecco una rivisitazione della stessa e già chiedo perdono a Pasquale se sostituisco alcune parole e sintagmi con termini "immondi", ma con le mie conoscenze interdisciplinari, nonché con la mia tendenza alla scrittura di poesie, mi voglio "permettere il lusso" di denunciare un male che affligge i "cornuti e mazziati" chiamati TFA e SFP (e PAS, anche se in misura minore secondo me): il concorso.


Dio, ma quanto è ingiusto il MIUR

di ruolo lui, concorso a me 

Io ti digito uda e ud

Ma non strappo griglie a te

Lui, con quella sua freddezza 

Senza il MIUR nei suoi pensieri 

Trova in sé la prepotenza 

di beffarsi di noi 

E tu gli hai già dato il ruolo
Entrerà senz'alcun vaglio
Tu l'ammetti illegalmente 
Non sai: la cattedra spetta anche a noi!

Dio, ma quanto è ingiusto il MIUR
Io nessuno e lui Signore 
Ti dà, senza che domandi 
L'universo della scuola

Dio, ma quanto è ingiusto il MIUR
Ama i tuoi pilotati media
Tu sei sordo come un'onda 
E io sponda di ricorsi

Con la mia sfortuna insulto 
L'incoerenza tua reale 
La natura sbagliò tutto 
Mi ha creato in un periodo errato

Dio, ma quanto è ingiusto il MIUR
Martirio a noi e ruolo a loro
Se l'abilitazione è immonda 
Di che razza è il loro ruolo? 

Sono nati in ere migliori
Per una cattedra senza stress 
Ma anche a noi, stracci della terra 
La scuola piacerebbe nostra 

Ma da quale parte è il MIUR 
Se ne sta coi commissari
O qui, dove li cerco invano 
Dal mattino fino a sera 

Questo MIUR che ingiuriamo 
Quali prof preferì? 
I prof di ruolo e il loro mazzo 
O noi, che strisciamo qui? 

Dio, com'è crudele un MIUR
Che non sa cos'è la scuola 
Sono fuori e lui dentro 
E mai mi immetterai mai

Vorrei tanto sapere due cose

Quello che segue è una riflessione alquanto ampia che ha come perno la dicotomia idealismo vs. mediocrità. In particolare saranno toccati per sommi capi alcuni punti sull'attualità.
Dunque, due sono le cose che son curiosa di sapere.
In primis, vorrei tanto sapere chi mi ha instillato quei principi di libertà, merito, solidarietà, sostanza, protezione, difesa dei deboli, giustizia e onestà che cerco di mettere in pratica nella mia vita e che in Italia e in particolar modo a Napoli stentano a emergere.
Forse da una parte un'opinione dall'alto secondo cui io viva su un altro pianeta non è così errata, ma nemmeno verità universale, date le diverse esperienze che mi hanno fatto un po' piantare i piedi per terra (tanto per fare un esempio, se in passato ero più sciolta nel dire "ti voglio bene", ora lo dico in poche occasioni). D'altro canto, c'è una grossa parte di questa vita che è vile e mediocre, in cui ci si fa le scarpe l'un l'altr*, in cui vige il proverbio "armammec e partit", come nel caso del film "Braveheart" e, più recentemente, come nel caso delle manifestazioni contro la buona scuola cui partecipano sempre e solo 4 coraggiosi gattini, mentre le migliaia di leoni da tastiera si lucidano la criniera perché magari già sanno di superare il concorso, perché si sentono più coraggiosi a rimanere nella propria zona di comfort e abbassare la testa (per non dire "mettersi ad angolo retto") che ad affilare gli artigli per ciò che spetterebbe loro di diritto.
Inoltre, c'è anche una parte sostanziosa di vita in cui (almeno apparentemente) vanno avanti il/la (cyber)bull*, il gruppo nella sua accezione negativa e chi è furb* e lecchin* dei potenti; una parte di vita in cui la burocrazia è più importante delle relazioni interpersonali e delle iniziative buone e genuine, in cui meno soldi si hanno più li si spendono in pacchianate tipo pre-battesimi, pre-comunioni, pre-diciottesimi, pre-matrimonio (magari pure pre-convivenza, pre-parto, pre-divorzio, pre-scoreggia, pre-diarrea, etc.), per poi non cacciare l'euro per il biglietto dei mezzi né i soldi per cose necessarie come l'istruzione e i relativi viaggi.
Una parte di vita in cui si spendono soldi "a beverun, a zeffun, a migliar" in beni di mercato che, seppur non necessari (tipo tutti i ninnilli dei telefilm), devono inevitabilmente essere comprati perché se no "la società non mi accetta", "guardo troppi pochi telefilm", "mi vedono come poracci*" e quindi "mi emarginano e io resto sol* come un cane (e io ho troppa paura di essere sol*, né mi conviene esserlo)".
Insomma, oltre al pianeta su cui pare che io viva, c'è pure una parte di vita in cui l'apparire e la formalità contano più dell'essere.
Alla luce di quanto scritto, la mia seconda domanda è questa: dal momento in cui non ho una risposta precisa sui principi a inizio post, se è vero che vivo su un altro pianeta, e poiché la vide giusta sia Darwin con la questione del successo nell'adattamento (elemento che credo mi appartenga, seppur non totalmente), sia ancora prima Hobbes con l'homo homini lupus, perché dovrei uscire dal cosiddetto mondo a parte per arrancare in e conformarmi a una mediocrità che non sento mia?

Lettera a Giovanna

"Cara Giovanna,
Come stai? Sai, oggi è un altro giorno di scuola, solo che ora sono dall'altra parte. Sì, sono al primo anno di insegnamento, eppure a volte mi sento ancora studentessa, la stessa, che dopo anni d'amore per la lingua inglese, ha tradito la stessa per un'altra magnifica lingua germanica: quella che mi hai insegnato tu. Non solo, ho un alunno in seconda il cui entusiasmo mi ricorda lo stesso con cui seguivo le tue lezioni, lo stesso che un giorno tentasti di smorzare e per questo ti mandai a quel paese quel giorno. Spero non l'abbia fatto pure questo mio alunno nei miei confronti, anche perché abbiamo fatto una bella chiacchierata sia in classe sia durante una passeggiata verso la stazione chiarendo la mia posizione a tal riguardo. Ho anche tanti altri ragazzi e ragazze, alcuni dei quali mi hanno reso l'insegnamento un bel po' difficile, molti altri, invece, con cui mi diverto un mondo e l'ora vola, altri ancora vogliono andar via, che sia in vacanza o via dalla scuola. Anch'io ero stremata alla fine del quinto anno, ma mai anno fu più difficile del quarto. Lo sai troppo bene: ero reduce da un intervento, da delusioni amorose e da rapporti a casa e con le mie compagne di classe non propriamente amichevoli. Tu ed Esther mi chiamavate a casa perché 15 giorni di convalescenza erano troppi per voi, e assentarmi per così tanto tempo mi avrebbe rallentata nel recupero delle materie (perché solo in casi rari io sono stata aiutata, per il resto ho fatto il lavoro per un'intera ciurma!). Quindi ogni giorno prendevo i treni mattutini e, portandomi il cuscino con me, tornai a scuola così come venni allo scambio culturale in Germania. Ricordo come fosse ieri la caduta dopo 1 giro e 3/4 pattinando sul ghiaccio da sola per la prima volta, e quando fui successivamente rioperata a freddo, mentre il chirurgo mi diceva di pensare al mare, al mare in tempesta, gridai 'STURM UND DRANG!' e gli spiegai cosa fosse.
Saresti stata orgogliosa di sentirmi parlare in tedesco di Metropolis di Fritz Lang e dell'alienazione psicologica alla prova orale degli esami di maturità; durante il colloquio per il corso di formazione per lavorare sulla Costa; sopra al Duomo di Milano quando, chiedendo a una signora di fotografare me e il mio ragazzo, intavolai una conversazione sul più e sul meno.
Ricordo come se fosse ieri quando, uscita dalla Cappella Pappacoda dopo la discussione della tesi triennale, sussurrai il tuo nome. E quando vidi la placchetta fuori la biblioteca della scuola, tutta dedicata a te, versai più lacrime di quelle versate al tuo funerale, anche perché la prof d'arte ci spronò a essere felici di averti conosciuta e a non rattristarci. Ma come potevo non chiedere a Dio perché avesse preso te, così giovane, con una figlia 16enne e una vitalità eccelsa, e non qualche altra persona che non fossi tu. Come potevo rimanere impassibile di fronte a questa ingiustizia così rapida quale fu l'aneurisma cerebrale appena dopo lo scambio culturale. E ora 10 anni sono passati da quel funerale, sono andata avanti, con le mie passioni e la mia testardaggine. Nonostante insegno inglese, spesso mi scappa una parola, un sintagma, una frase in tedesco, anche perché i miei ragazzi scrivono 'und' al posto di 'and', 'Scottisch' anziché 'Scottish'.
E ricordi la poesia 'Liebe'? Beh, sia prima sia dopo ne ho scritte tante altre, e compresa la più recente modifica di 'Dio, ma quanto è ingiusto il mondo?', sono arrivata a una settantina di poesie più o meno notate, più o meno comprese, più o meno apprezzate.
Vedi, scrivo tutto questo e avrei ancora tanto da scrivere: tanto per fare un esempio, se avessi seguito il corso TFA di tedesco, o comunque ogni volta che ve ne fosse occasione, sarei CORSA da te, per raccontarti progressi, dubbi, esitazioni, obiettivi e trionfi, per raccontarti delle prof universitarie e in particolar modo dei miei relatori Prof. Pannain e soprattutto Alberto Manco! Sarei venuta a trovarti per raccontarti di Michele, della nostra storia d'amore e di tanto altro.
In questi 10 anni non sono mai venuta a trovarti al cimitero, ma così come nel caso di papà e della nonna, non ho mai smesso di pensarti. Sei (stata) uno dei migliori esempi di vitalità, passione per l'insegnamento, per gli alunni, per il mondo tedesco così bistrattato. Insomma, ti ringrazio e spero di poter un giorno incontrare tua figlia Agnese per ricordarci di te in un misto di dolore per la perdita e di gioia di averti conosciuta.
Ti voglio bene.
La tua alunna esuberante, oggi insegnante grazie anche alla forza della vita che emanavi. Perché 'sei viva, viva, così come sei...sempre viva come puoi!'"

lunedì 2 maggio 2016

Infiniti voli del cuore, infinita felicità...

Salve!
Stasera mi risuona questa canzone nelle orecchie e nella mente. Era una di quelle che, acceso lo stereo e messo il CD arancione con scritte blu, facevo log out col mondo, proprio come la voce narrante del mio futuro romanzo, la cui stesura si è momentaneamente stoppata per impegni fra scuola, concorso e bellissimi incontri!

Ecco la canzone di cui parlavo:


Buonanotte!